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Nella mente dello sportivo

“L’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete“

(Timothy Gallwey)

Tutti parlano dell’importanza dell’aspetto mentale nel calcio (quante volte abbiamo sentito frasi come: “è un problema psicologico”, “avesse avuto un’altra testa chissà dove sarebbe arrivato”, “non ha la mentalità vincente”) eppure anche le principali società professionistiche sono ben lontane dall’attribuirgli la giusta importanza.

Si parla di “testa” con superficialità e invece la mente è il centro di tutto, senza la giusta solidità anche l’atleta più dotato tecnicamente e fisicamente è destinato a esprimere la metà del suo potenziale e a una carriera da incompiuto.

Praticando calcio da anni a livello semi-professionistico, ritengo sarebbe opportuno chiedersi quali emozioni ha provato un atleta durante una prestazione insufficiente? Se la sua ottima condizione fisica non spiega un calo di rendimento, è possibile che l’atleta abbia vissuto stati d’animo che lo hanno inibito (interferenze)? Ed in caso di grande prestazione, quali sono le emozioni che invece lo hanno facilitato e quelle che al contrario avrebbero potuto ostacolarlo?

In che modo, quindi, l’avversario che si nasconde nella nostra mente (per riprendere il pensiero di Gallwey) è stato più forte dell’atleta al punto di indurlo ad una prestazione negativa?

Con il supporto di uno Coach è possibile comprendere con adeguate tecniche quali siano le emozioni facilitanti e quelle inibenti intercorse durante una prestazione, riconoscere uno stato d’ansia, una paura, un’aggressività inattesa, un senso di inquietudine o di turbamento, maturando consapevolezza di quali siano i contesti o i momenti di una gara in cui alcune difficoltà potrebbero emergere.

Distinguere lo stato emotivo facilita infatti la possibilità di applicare anche durante la partita tecniche capaci di valorizzare quelle emozioni che stimolano positivamente il calciatore nella performance e di ridurre parallelamente al minimo l’influenza di quelle negative.

Concludendo, il pensiero di Gallwey, rapportato al calcio e alla mia personale esperienza professionale, è riassumibile nella semplice formula:

PRESTAZIONE = POTENZIALEINTERFERENZE